Quote rosa e bordelli
«Oggi, se abbiamo due candidati di pari valore, possiamo fare una discriminazione positiva a favore del candidato maschio perché noi vogliamo l’equilibrio fra i sessi».
Così parlò, bontà sua, Halla Tomasdottir, cofondatrice dell’azienda islandese Audur Capital. Lo ha detto all’Observer, il 22 febbraio 2009, e ci ha fatto davvero sentire tristi. Ma come, noi stiamo ancora qui a combattere per le quote rosa e in Islanda corrono ai ripari per concedere qualche chance anche ai maschietti, schiacciati dall’avanzare delle giovani manager donne? A noi i venti gelidi (e progressisti) che soffiano dal Grande Nord ci piacciono così poco che Molfetta, in barba a tutte le disposizioni di legge, non ha cooptato neanche una donna nel consiglio comunale. Il 13 settembre 2008 il Tar pugliese ha intimato al sindaco, Antonio Azzolini: «Ha otto giorni di tempo per reclutare donne nel suo esecutivo». Secondo voi l’ha fatto? Macché. È pure ricorso al Consiglio di Stato. Che gli ha dato subito ragione. Perché? Mistero. Forse, visto l’andazzo dei tempi, il sindaco non voleva farsi tentare: vedi mai che il suo partito, il Pdl, gli volesse imporre un’assessora bionda da schianto che prendesse a chiamarlo “papi”. Azzolini comunque ha provato a far pace a modo suo: il 4 marzo 2009 firmava un Convegno contro la violenza, organizzato dalla Consulta femminile, la stessa che gli faceva guerra sulle quote. Tolleranze d’Italia. Ma che ci avrà mai il sindaco di Molfetta contro le battagliere donne di Puglia? Se conosco bene la “razza” in questione si sarà parecchio stupito: e che ho fatto di male? Io le donne non le tocco neanche con un fiore…
Insomma per
farla breve: io sono a favore delle quote rosa, in attesa di quelle
azzurre. E mi spiego. Può essere che le candidate di qualche partito
(di destra? Ma sì, diciamolo: di destra) siano più pittoresche che
preparate. Ma avete mai intervistato i candidati uomini? Insomma, uno
stupido (ogni riferimento a persone e fatti realmente… è puramente
casuale) non si nega a nessuno: perché volete negarne la rappresentanza
al nostro sesso? O genere? Eh sì perché pare che la riforma del Codice
di autodisciplina delle imprese di Borsa italiana, nel tentativo di
promuovere le pari opportunità, si sia arenata su due parole: “sesso” o
genere”? Presenza femminile “adeguata” o “equilibrata”? L’idea di
fissare un numero minimo di consigliere è stata subito scartata. Eppure
si era parlato di “almeno due donne” (avete idea di quanta gente sieda
nei consigli di amministrazione?).
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