«Mannaggia sto a morì de freddo»
di Valeria Palumbo
«Mannaggia sto a morì de freddo», sarebbe una frase
congrua per “quattro pensionati sfigati” come Silvio Berlusconi ha definito
Flavio Carboni, Nicola Cosentino, Marcello Dell’Utri,
Denis Verdini, indagati per la cosiddetta P3, che, a dire il vero, sono, per
tre quarti, personaggi attivissimi nel suo partito e quindi, ahimé, nel Paese.
Carboni invece, come ha dichiarato lui stesso, «Rappresento
uno che sa produrre ricchezza». Anche se ai magistrati che lo interrogavano,
alla domanda: «Ha beni patrimoniali?», ha risposto: «Non dispongo». E a quelli che insistevano: «Nessuno? Automobile, abitazione, niente?». «No, li ho
in uso, ma non sono miei...». Il che, unito all’ammissione di essere sottoposto
ad altri procedimenti penali e ad aver già subito condanne, fa pensare che
anche “avere qualcosa in uso” non ha più il significato di una volta.
Dunque, tolto il fatto che son vecchi tre dei quattro presunti complottatori che rischiano ora di far saltare, con i loro giochetti da bar, anche un po’ di teste togate, mentre il quarto, Nicola Cosentino, è parecchio spiacevole anche solo a vedersi, ma non sembra ancora né sfigato né pensionato (e ci piacerebbe che lo fosse e che si dimettesse, oltre che da sottosegretario all’Economia, anche da coordinatore del Pdl campano, così, per un inaspettato gesto da gentiluomo), va detto subito che la frase sul freddo non è loro.
Anzi, è di un quasi giovane: l’imprenditore (titolo che in Italia non si nega a nessuno, come un tempo presidente) Diego Anemone, 39 anni. Il quale, come quasi tutti gli esponenti di questa affollata Cricca che si stava mangiando il Paese a colpi di appalti, escort (guai a chiamarle con il loro glorioso nome), ristrutturazioni e benedizioni vaticane, faceva tutto, tranne quello per cui si era guadagnato la “patente” di imprenditore. In quel caso specifico, come ci rivelano le intercettazioni, se ne stava all’aperto ad aspettare Guido Bertolaso («il vero uomo della provvidenza», come lo definisce con lecchinaggio poco preveggente il giornalista Stefano Flippi, su Il giornale, l’8 aprile 2009), che era andato al Salaria sport village di Roma, il 17 febbraio 2009, dalle 15 alle 16, per «fare terapia con Francesca», «per riprendermi un pochettino», «per uno dei soliti massaggi». Visto come questi personaggi ragionano c’è da star tranquilli: il massaggio sarà stato, come al solito, alla testa.
In ogni caso, Bertolaso, ovunque collocasse la sua cintola, a 60 anni ammetteva di aver già bisogno di “una ripassata” (come annunciava garrulo in una telefonata intercettata il 21 novembre 2008). I “quattro sfigati”, beati loro, la “ripassata” pare progettassero di farla invece all’intero Paese e pensate che beffa se ci fossero riusciti, dopo che Berlusconi ha dichiarato: «Ma se non ci riesco io!» (ammissione che genera una riflessione: e allora, lì, che ci sta a fare?). In ogni caso, Berlusconi ha aggiunto che è «sereno e tranquillissimo, è tutto un polverone quello che si legge sui giornali», sempre a proposito dei “quattro sfigati pensionati”. En passant uno di loro, Marcello Dell’Utri, si è appena beccato una condanna a sette anni in appello per concorso esterno in associazione mafiosa, e ha pure festeggiato. Il che fa pensare che forse non è pensionato, forse non è sfigato, ma svaporato dev’esserlo parecchio, nonostante pare che il vitto in carcere non sia poi così male.
Tutto questo per dirvi che io sono sempre stata contraria ai pensionamenti anticipati. Piuttosto manderei la gente “in pensione” a periodi tra i 30 e i 45 anni quando si può andare in giro per il mondo a fare un sacco di cose utili o a studiare (sto parlando di formazione permamente obbligatoria, per evitare quel fenomeno dell’incollatura da sedia che coglie la gente negli uffici e crea vere e proprie spore di muffa nei cervelli). Poi verso i 50 tutti al lavoro, a pedalare come matti. Tanto a casa, anche quelli che non complottano per rovinare il poco che resta del nostro paesaggio e delle nostre istituzioni, che ci stanno a fare? Lo so però che il mio è un progetto insensato: non si può andare in pensione se non si ha un lavoro e da noi a 30 anni non ce l’hai. Chissà in quanti avranno pensato: «magari fossi un pensionato sfigato!». Un ultimo chiarimento: sono contraria ai pensionamenti anticipati. Non a quelli a tempo debito: il “playold”, come si è definito Berlusconi, ci potrebbe pensare visto che ha anche ammesso che non riesce a cambiare l’Italia e un po’ storta gli sta anche andando con la legge bavaglio, l’ennesima legge fatta per sé e i suoi amici “sfigati”. Lo sappiamo che non lo farà. E purtroppo non lo farà neanche il socio, quello che gira in canottiera, biascica in lombardo di secessione e uomini in armi, e l’aria del pensionato sfigato ce l’ha davvero. Ma la domanda è: che cosa aspettano gli “sfigati” 30-45enni che stanno pagando il prezzo di questo regime del “ghe pensi mi” a mandare a casa (con il voto, per carità) questo sgangherato (e pericoloso) baraccone?
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