Siamo tutti sospesi
di Valeria Palumbo
Provo un’ammirazione smisurata per gli acrobati. Qualche tempo fa
sembrava che il cosiddetto Nouveau Cirque, ovvero quel tipo di
spettacolo che unisce lo stupore del circo tradizionale alle scenografie
del teatro e della danza contemporanei (e che soprattutto evita di
sfruttare gli animali) fosse destinato a un grande successo. È stata
invece una breve stagione. Peccato. Ciò non toglie che in questi anni il
circo sia cambiato moltissimo e che alcune rassegne, in giro per
l’Europa, permettano di godersi spettacoli che, a mio parere, hanno due
straordinari meriti: presuppongono una preparazione senza bluff degli
artisti. E regalano agli spettatori un mondo poetico, spesso anche ricco
di richiami intellettuali, ma mai intellettualistico. Inutile negare:
in Italia esiste ancora un teatro d’avanguardia che abusa della pazienza
del pubblico e trascura la qualità della recitazione.
Per questo mi permetto di segnalarvi la IX edizione del Festival
Internazionale Sul Filo del Circo. Inizia il 2 luglio a Grugliasco, un
paese vicinissimo a Torino, e per quasi ogni sera, fino al 28 luglio,
presenta 30 spettacoli di cento artisti provenienti da tutto il mondo. I
Paesi d’origine sono, fra gli altri, Australia, Colombia, Brasile,
Cisgiordania, Francia, Spagna, Svezia, Kenya, Gran Bretagna, Belgio. E
l’incontro è con clown, giocolieri, acrobati, equilibristi, trapezisti.
In particolare, da seguire Il Circo dietro il Muro della prima Scuola di
Circo Palestinese di Ramallah; il trio di clown elvetici Starbugs
vincitori del Festival del Circo di Monte Carlo, la compagnia italiana
Cirko Vertigo in Una Piccola Tribù Corsara, il clown belga Elliot, e lo
spettacolo sperimentale Propaganda della compagnia australiana Acrobat.
Tutte le informazioni sono sul sito: www.sulfilodelcirco.com.
Sempre a Torino a dintorni (a conferma dell’originalità delle proposte
del capoluogo piemontese), dall’8 al 25 luglio si tiene Teatro a corte,
una rassegna di spettacoli di vario genere distribuiti in varie corti
sabaude. Da non perdere, gli appuntamenti del 10 luglio al Castello di
Rivoli, già sede di un Museo di arte contemporanea. In particolare, poi,
vi segnalo le due creazioni del gruppo Berlin (Bonanza il 10 alla
Cavallerizza Reale di Torino, e Iqaluit, sempre il 10, al Castello di
Rivoli). E la singolare Tomorrow evertyhing will be different: edition
Torino; in questo caso ogni singolo spettatore viene guidato da sms
attraverso la città alla scoperta di performances ed eventi. Date e
orari si trovano sempre sul sito: http://teatroacorte.it/
Tutto questo per ribadire che, non soltanto all’estero l’arte continua
il suo viaggio alla scoperta del mondo e della modernità e lo fa in modo
sempre più multidisciplinare. Ma che anche in Italia c’è chi ancora si
batte per non perdere il passo. Eppure ci sarebbe di che scoraggiarsi.
Non so se avete sentito le vergognose dichiarazioni del “cosiddetto”
ministro (non è stato ancora reso ufficiale di che cosa si occupi) Aldo
Brancher. La più singolare è: «L’Italia perde i Mondiali e se la prende
con me» che rivela la totale mancanza di dignità e senso del limite in
una persona che deve rispondere alla giustizia (si era già salvato in
passato grazie a una delle leggi ad personam) e che ha tentato invano di
salvarsi invocando il legittimo impedimento (altra legge ad personam
del suo ex datore di lavoro e ancor oggi nostro Caro leader). Al Master
di giornalismo ci ripetevano una frase che considero una “verità di
fede”: «Più sarete competenti, e quindi più sarete orgogliosi della
vostra professionalità, e meno sarete corruttibili». Brancher, il cui
zoppicante italiano già dimostra scarsa dimestichezza con la scuola, è
prima di tutto un incompetente (tanto che non sanno che fargli fare).
Per il resto, vedremo. La sensazione è che a camminare su un filo
sospeso non sia lui, con i suoi problemi giudiziari. Ma tutti noi, che
ci stiamo giocando il Paese non sapendo come far scendere questi signori
dal trapezio.






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