L’onestà della musica
Il grande compositore e pianista Fryderyk Chopin poteva risultare
piuttosto antipatico. Si ostinava a ignorare i suoi grandi colleghi,
come Felix Mendelssohn e Robert Schumann, che pure lo coprivano di
lodi. Franz Liszt, che nel 1865 divenne addirittura abate, era ancora
peggio. Anzi, se Chopin ha scritto magnifiche frasi di elogio per la
sua compagna George Sand (finché sono andati d’accordo), Liszt con le
sue numerose donne è stato sempre piuttosto sprezzante e ambiguo, fino
alla clamorosa e mai chiarita fuga davanti alle nozze con Carolyne von
Sayn-Wittgenstein, nel 1864. Permettetemi un’ulteriore digressione che
può sembrarvi strampalata: Chopin e Liszt, che erano amici, ruppero
quando litigarono le rispettive fidanzate, la Sand, appunto, e Daniel
Stern (George Sand era lo pseudonimo di Amantine Aurore Lucile Dupin;
Daniel Stern della contessa Marie d’Agoult: le donne non erano amate
dagli editori e quindi dovevano fingersi maschi). Questo farebbe
pensare che i due musicisti tenessero molto alle loro amate (che erano
straordinarie intellettuali). Addirittura Liszt spiegò in seguito al
suo biografo: «Da buoni cavalieri ci ritrovammo a dover parteggiare per
loro». Peccato che, se avesse davvero avuto a cuore la Stern, che per
lui aveva abbandonato il marito, non avrebbe fatto passare per suoi gli
scritti di lei, in particolare le Lettres d’un Bachelier ès Musique.
Tutto questo per dirvi che l’elogio dei bei tempi antichi lascia
sempre qualche pezzo per strada: i grandi musicisti sono spesso stati
poco generosi. E quasi sempre misogini (ma chi non lo è stato?!). Non
di rado sono anche stati disonesti (Felix Mendelssohn si attribuì
alcuni brani della sorella). Eppure la musica classica ha lo
straordinario pregio, oggi, di riservarci sipari di assoluta onestà: se
non sai suonare il pubblico fischia. O applaude poco. Alla bellissima
maratona che l’Orchestra Verdi di Milano ha dedicato in febbraio a
Chopin, in occasione dei 200 anni dalla sua nascita (1° marzo 1810), si
sono succeduti al piano giovani e giovanissimi di indiscutibile
talento. E ognuno ha avuto la sua giusta dose di applausi. La sera di
sabato 20 febbraio, Ivo Pogorelich (tra le primissime star della
classica, quando ancora non “si usava”) ha preceduto Benedetto Lupo.
Pogorelich è un talento raro. Ma non ha suonato bene e il pubblico è
stato freddino. Lupo è stato impeccabile ed è venuto giù il teatro.
Tutto questo (e perdonatemi davvero la stravaganza) per dirvi: se
potete, ascoltate la musica classica e andate ai concerti. Per quanto i
conservatori italiani non siano più quelli di un tempo e nascondano
spesso feroci (e abbastanza inspiegabili) lotte di potere, non ci si
diploma se non si sa suonare. E non si fanno concerti se non si è bravi
(a volte, è vero, paga papà, ma il pubblico sbadiglia). In un Paese
dove il merito, in barba ai proclami dei fedeli del Premier, conta
sempre meno e si avanza per bande (spesso criminali), bisognerebbe non
solo scendere in piazza a protestare. Ma dare tutto il sostegno a chi
arriva a fare qualcosa soltanto dopo aver studiato fino a notte fonda e
con fatica. Se qualche sera, anziché stare incollati davanti alla tv a
vedere le pessime trasmissioni propinate dalle tv del Premier (sia le
sue personali, sia quelle occupate con la presa del potere), ce ne
andassimo nelle sale da concerto regaleremo finalmente a noi stessi una
fettina di felicità. Ma soprattutto riapriremmo uno spiraglio alla
speranza. Tutto ha un prezzo, vero. Ma può essere fissato e pagato con
onestà.






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