Leggete, anche a video

di Valeria Palumbo

Certo che il quadro degli italiani che ne viene fuori è disarmante: il 27% degli italiani (nel 2007) non ha pagato una lira di tasse sui redditi. La metà ha dichiarato di non superare i 15mila euro di reddito annuo; il 91% non arriva a 35mila euro. Si suppone che, chiusi nelle auto che ingorgano le nostre città, nei ristoranti sempre affollati, nei centri commerciali, sulle piste da sci, al mare e in discoteca, sui motoscafi, nelle seconde case e negli aeroporti ci siano degli alieni. Lo avevo sempre sospettato perché a me quelli che guidano le Smart come se fossero su una pista da go-cart e quelli che, sulle stesse strade, guidano i suv come se fossero al Camel Trophy, mi sembrano davvero extraterrestri.


Però lo confesso, da stipendiata che improvvisamente scopre di essere una sorta di “madre della patria” (quanti figli involontariamente adottivi ho tra i furbastri che frodano il fisco ma mandano i figli a scuola, comprese le private finanziate dallo Stato in barba alla Costituzione, si curano negli ospedali e nelle cliniche convenzionate, usano strade ponti, acquedotti, cassa integrazione per i loro operai e pensioni sociali per le loro mamme, etc.?) ho un cruccio più grave. Questi ragazzi non mi studiano.

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Proprio oggi il Centro per il libro e la lettura ha presentato i suoi obiettivi. Ha detto il suo nuovo presidente (nel comunicato stampa è in maiuscolo. Speriamo), Gian Arturo Ferrari, alla presenza di alcuni ministri, a cominciare da quello per i beni e le attività culturali Sandro Bondi (e questo, scusate, ma mi fa sperare molto meno) che: «Il mio obiettivo è di allargare la base di lettura conferendo valore sociale al libro. Ci siamo prefissi di passare nell’arco di un decennio dall’8% di lettori abituali adulti, al 10%». E nessun, da quel che appare nel comunicato, si è messo a piangere. Perché questo vuol dire che il 92% degli italiani non è un lettore abituale. E se il dottor Ferrari raggiungerà al 100% il suo obiettivo (cosa che statisticamente non accade mai), tra dieci anni il 90% degli italiani adulti non sarà lettore abituale. “Abituale” non vuol dire che da Topolino al bagno al mattino, al romanzo prima di dormire la sera, si passi la giornata a scartabellare tra tomi, giornali e bollette. Madamine e madamini, il catalogo è questo: soltanto lo 0,4% degli italiani con più di 14 anni legge più di 20 libri all’anno e circa il 15,2% ne legge da tre a cinque. In totale, compreso il 14,8% che ne legge uno o due (e quasi sempre sono guide di viaggi e ricettari, badate bene), si arriva a uno stentato 38% di adulti che osa aprire quello strano oggetto fatto di carta e, come direbbe Hemingway, di molto sudore (non sempre, ovvio). Ovvero, anche gli assatanati da 20 libri, vanno a poco più di un tomo al mese. Considerato che le vacanze portano un po’ in vantaggio, vuol dire che d’inverno languono anche i leoni della carta stampata.

Vi giuro, è triste. Perché spiega molte cose. Non soltanto, per esempio, perché non paghiamo le tasse. Ma perché lo riteniamo giusto, ci giudichiamo giusti (seminando le case di santini e proclamandoci incrdibilmente cristiani) e giudichiamo legittima una classe politica che ci rende complici di surreali bassezze. Leggere fa paradossalmente alzare gli occhi.

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