Che rabbia Crescent!
di Valeria Palumbo
Nel giugno di due anni fa il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca vietò la balneazione su tutto il litorale. Ai suoi concittadini, a dire il vero, non passava “neanche p’a’ capa” di gettarsi in quello schifo di acque. Però mica è detto che uno il mare se lo gode soltanto sguazzandoci dentro. Non contento, il sindaco deve allora aver pensato: adesso glielo nascondo pure. Altrimenti non si spiega come un primo cittadino che era partito molto bene a un certo punto si sia persuaso che, crollasse il mondo, lui sul lungomare che va verso la spiaggia di Santa Teresa e che unisce la riva al centro storico, ci vuole piazzare un mostro alto 33,25 metri e alto 215 con tanto di torri ai lati. Certo, direte, oggi i pirati sono solo nel Golfo Persico (e in Malesia), ma vedi mai che salgano più a Nord, ci vuole poco di ’sti tempi perché le male piante (e i pesci) d’Africa passino lo Stretto di Suez... Occorrerà pure respingerli dai merli delle torri.
In fondo De Luca deve la sua fama al rigore con cui ha imposto ai senegalesi di non stendere tappetini con le loro finte borsette griffate là dove capita. La cosa ha suscitato un vespaio di polemiche. Io francamente non capisco perché: i tappetini passi, ma le finte borsette griffate sono davvero ignobili. Dopodiché ha tentato pure di mettersi di traverso all’usura, gestita dalla malavita organizzata. Alla grande, dunque. Poi è inciampato in due rinvii a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sull’assegnazione dei suoli industriali dopo la dismissione dell’Ideal Standard e di quella sulla delocalizzazione dell’ex Mcm. Con lui, e altri 12, è imputato per l’ex Mcm, anche Gianni Lettieri, presidente degli industriali di Napoli. Ma, per carità, mettiamo pure che l’abbia fatto davvero, come dice lui in un’intervista all’Unità del 1° febbraio 2010, per i lavoratori: «È vero», ha dichiarato a un giornalista molto comprensivo (ma De Luca è il candidato unico del Pd e l’Unità non è dell’umore di fare fronda), devo fare i conti con una vicenda giudiziaria ma legata a una vicenda di cui vado orgoglioso. Sono inquisito per aver difeso il posto di 200 lavoratori. Rifarei tutto...».
Detto così non è chiaro: a rigore anche la camorra, come sostengono molti, dà lavoro. Ma resta più antipatica l’affermazione successiva: «Non accetto lezioni da nessuno». Perché questo non è in genere segno di flessibilità democratica e di pensiero (nello zen si ringraziano addirittura i “cattivi maestri”: le lezioni si prendono, eccome). E quindi può spingere a insistere su pessime decisioni. E quella del Crescent, l’edificione disegnato dall’architetto catalano Ricardo Bofill, appare davvero poco felice. De Luca ha fatto molto per riabilitare la vecchia Salerno. Chissà perché adesso vuole toglierle il mare, al contrario di quanto sostenuto da un altro spagnolo, l’architetto Oriol Bohigas, a cui il Comune aveva affidato il piano regolatore nel 1992. Nonostante le proteste (non solo dell’opposizione di destra), e un poderoso comitato No-Crescent (www.nocrescent.it/), De Luca va avanti. Peccato. Non basta un palazzone a condannare l’operato di una giunta. Ma basta di sicuro a rovinare una città. E Salerno, davvero, non ne ha bisogno.






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