Libertà di risata
di Valeria Palumbo
Il Caro leader legge poco i giornali. Forse guarda anche poco la
tv. Se no dovremmo pensare che è in malafede e questo, del Caro leader
non vorremmo mai pensarlo. Alla Festa della Libertà di Milano, il 27
settembre, tra varie, e non notevoli, amenità, ha affermato che il
presidente statunitense, Barack Obama «è andato lo stesso giorno in
cinque televisioni diverse per spiegare la sua riforma sanitaria, e ha
fatto bene». Invece, «se io vado a parlare in una tv è uno scandalo, in
due divento un dittatore, se vado in una terza siamo al regime e in una
quarta a un atto delinquenziale». Il Caro leader ha accidentalmente
dimenticato che negli Usa nessuna, ma proprio nessuna tv (e sono tante)
appartiene al presidente o è controllata da lui. Ma che, lo stesso,
Obama è stato criticato a tal punto per la sua decisione di parlare in
diretta in occasione dell’apertura delle scuole l’8 settembre (la
riforma sanitaria non c’entra, ma il Caro leader non può sbagliarsi:
sbaglierò io) che sul Dipartimento dell’educazione sono piovute
proteste a non finire. Non solo: sei Stati (Texas, Illinois, Minnesota,
Missouri, Virginia e Wisconsin) hanno deciso di non trasmettere la
diretta nelle loro scuole. E altri, California, Colorado, Georgia,
Utah, Connecticut, Florida e South Carolina, hanno in qualche modo
limitato la diffusione della trasmissione. Non l’hanno riferito
soltanto le “gazzette dell’opposizione” come il Corriere della Sera:
purtroppo è un dato di fatto. Quanto alla riforma sanitaria, viene così
apertamente contestata dai repubblicani, da averli spinti a investire
fondi massicci negli spot anti-presidente: nel solo Stato del Montana,
l’arrivo di Obama, lo scorso 15 agosto, è stato preceduto da 115 spot
pubblicitari anti-riforma nelle tv locali. Al Caro leader sarebbe
venuta l’itterizia. Ma non diteglielo se no penserà che si tratta di
una mossa dell’opposizione ai suoi danni (anche se si tratta
dell’opposizione repubblicana ai danni del democratico Obama). La verità è che la situazione della libertà di stampa in Italia è
drammatica. Un monopolio del genere in mano al premier credo che faccia
invidia persino a Chavez e Putin. Però permettetemi di spezzare una
lancia a favore del Caro leader: non è mica tutta colpa sua. I regimi,
o pseudo tali, sono resi possibili dai cari leaderini, dai cari
leadericchi, dei leadericchiucci & dai quaquaraquà (oltre che da
un’opposizione che non fa il suo mestiere). Ovvero dai famigli, che
sono sempre più realisti del re. E in genere meno intelligenti. Un
esempio: un’associazione di cui non faccio il nome propone a un
consiglio di zona di cui non faccio il numero, a Milano, di farmi fare
un incontro su donne e sport nella storia, dalla prima vincitrice delle
gara con le bighe a Sparta a Federica Pellegrini. Tema scottante, come
intuirete. Si alza un esponente della maggioranza, si appella ai valori
della famiglia e dice: «quella no, scrive per un giornale di sinistra,
senza un contraddittorio di destra non la voglio». E con coraggio
virile gli uomini del suo gruppo lo seguono e la proposta è bocciata. A
me dispiace perché pur lavorando, più modestamente, a L’Europeo,
allegato del primo quotidiano italiano, mi sarei fatta volentieri
passare per redattrice de il manifesto (e chiedo scusa ai colleghi) per
disputare in singolar tenzone con una collega di destra (Libero?
Avvenire no, perché pare che adesso sia classificato come più
rivoluzionario de il manifesto stesso) sui 1.500 metri donne alle
Olimpiadi di Pechino. Accidenti, roba da Corte Costituzionale.
La democrazia si uccide anche così: permettendo a chi ha anche un
soffio di carica, di rendersi ridicolo. Forse possiamo salvarla,
allora, con un vecchio slogan: seppelliamoli di risate. Speriamo allora
che ci sia tanta gente in piazza per la libertà di informazione (e di
risata), sabato 3 ottobre, a Roma.
commenti
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Totale commenti: 1 commentibalsamo ha scritto il: 01.10.2009
ottimo editoriale!







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