Categoria: Editoriali Pubblicato Martedì, 17 Gennaio 2012 18:37 Scritto da Valeria Palumbo
Valeria Palumbo, attuale caporedattore de l’Europeo, non collabora più con noi. La lunga discussione che è stata scatenata dall’editoriale che proponiamo di seguito è difatti sfociata in alcune divergenze profonde.
Da parte nostra ci teniamo a sottolineare che MeddleTv nasce con un intento ideologico ben chiaro e definito e per questo ha, negli anni, speso tante energie nel voler costruire un substrato culturale e informativo che possa diventare fondamenta per tutti noi che non crediamo alle emergenze, ai metodi tampone e alle giravolte “tecniche”. Non possiamo, per questi motivi, consigliare, all’interno di un editoriale, a tutti coloro che hanno delle ambizioni, di rifugiarsi dietro uno sportello bancario. Non possiamo poi, per gli stessi motivi, pubblicizzare una fiera come Job&Orienta che larga collaborazione ha intrapreso con Alphatest e Hoeplitest, ideatori e produttori di libri guida per i test universitari, a nostro parere complici nella considerazione puramente merceologica delle conoscenze in antitesi con i nostri obiettivi divulgativi. Il punto di vista di Valeria Palumbo lo lasciamo all’editoriale in questione che lei ha difeso a spada tratta fino all’ultimo e che noi proponiamo in forma integrale e senza alcuna correzione anche lì dove crediamo esserci alcune imprecisioni.
La redazione di MeddleTv
Quale lavoro
di Valeria Palumbo
Parliamo di lavoro. Parliamo di lavoro, se mi permettete, perché questa è la priorità per i ragazzi. Ma è anche fonte di alcuni equivoci. Io lavoro in un giornale. Ogni giorno va peggio. Ogni sei mesi, circa, siamo meno in redazione, le vendite sono crollate (per tutti), la pubblicità si è dileguata. Cerchiamo di sopravvivere ma è una scommessa persa. Motivo? Senza lettori i giornali non esistono, inutile girarci intorno: la pubblicità è stata un’abile trovata degli anni Ottanta quando i lettori erano di più, ma non abbastanza e le aziende credevano davvero che comprare a caro prezzo pagine e pagine di réclames con fanciulle svestite facessero vendere quintali di maionese e auto in più (non entro nel merito se allora fosse vero). Questo ha permesso ai giornali di prosperare per qualche anno ma era evidente che si trattasse di un bluff. Ripeto: i giornali si fanno per informare i lettori (su tutto, per carità: dai matrimoni dei tronisti agli ultimi ritrovati nel campo della pesca a mosca), non per consegnare i pochi che hai ai tuoi sponsor. Venuta la crisi, crollato il bluff: gli italiano non leggevano prima e non leggono ora... almeno su carta. La carta è dunque in “promettente agonia”.
E allora? E allora sono molto solidale con i ragazzi che cercano un posto e mi infurio su quelli che vogliono fare i giornalisti o i fotoreporter. Peggio: con quelli che pretendono di fare i Terzani e le Oriane Fallaci del XXImo secolo. Giustamente un collega dice sempre: la nostra professione è come la luce delle stelle; noi, guardandola, pensiamo che esistano ancora e invece quelle sono scomparse milioni di anni fa.
E dunque: sono certa che la classe dirigente italiana abbia rubato il futuro ai giovani svendendo il Paese a se stessa e a pochi affaristi, devastando il territorio (ma questo con un’ampia ed entusiastica partecipazione popolare), assicurando un welfare folle (anche questo con un’ampia partecipazione popolare: mai visto un baby pensionato protestare o una vecchietta rifiutarsi di fare l’ennesimo esame inutile a carico del sistema nazionale sanitario) e appoggiando una serie di mafie che hanno drenato risorse e bloccato lo sviluppo (ma dov’eravano i giovani calabresi fino a qualche anno fa? Perché non si opponevano?).
Ma da qui a pretendere che si possa, nella vita, essere retribuiti per ciò che ci piace e nel modo in cui ci piace ce ne passa. Sento protestare giovanotti che non vendono i loro servizi fotografici (gli ennesimi) su Sarajevo e mai nessuno di loro che si sia chiesto quanto si siano divertiti i loro padri a lavorare in fabbrica per permettere loro di starsene a 30 anni a casa a cercarsi un futuro.
In sintesi. Trovo giusta la rabbia di chi poi ha il coraggio di ribellarsi (vedi Peppino Impastato non i tiratori di estintori alle manifestazioni). Trovo giusta la rabbia di chi studia per il proprio tempo (per esempio come mai se c’è tutta questa voglia di occuparsi degli “ultimi” nessuno più vuol fare l’infermiere? Faticoso? Sporco?) e poi non trova impiego. Trovo giusta la rabbia di chi sa che in gran parte del mondo si lavora per vivere e non per soddisfare ambizioni letterarie e che queste ambizioni letterarie e umanitarie (anche solo per coerenza), si possono soddisfare dopo il lavoro, a proprie spese. Non sarebbe paradossale guadagnare, che so, sulle attività in difesa dei diritti delle donne e contro la guerra?
In ultimo, un’indicazione della nonna: informatevi. Leggo ora che alla Fiera di Verona, il 25 e 26 novembre c’è la 21a edizione di JOB&Orienta. I dati parrebbero certi: «laurea e diploma restano la migliore assicurazione sul futuro, a patto che i ragazzi facciano la scelta giusta, consapevoli di quello che chiede il mercato del lavoro». Al solito servono ingegneri e non letterati. Le prime tre professioni di sbocco per i laureati italiani sono quelle di infermiere (4.700 unità), educatore professionale (circa 2.500), sportellista bancario (oltre 2mila). Le imprese lamentano come introvabili i laureati in economia bancaria, finanziaria e assicurativa da impiegare come addetti allo sviluppo clienti nei servizi finanziari (740 su 890 le assunzioni difficili). Lo stesso per gli ingegneri delle telecomunicazioni che svolgano la professione di consulente di prodotti informatici (530 su 870 le assunzioni difficili) e per gli ingegneri civili da assumere come addetti alla logistica (280 su 480 le assunzioni difficili). Brutti mestieri? Anch’io volevo essere Oriana Falaci e passo gran parte del tempo a correggere testi mal scritti e fare didascalie.
Ultima modifica il Martedì, 17 Gennaio 2012 18:38
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Categoria: Didascalie Pubblicato Giovedì, 08 Dicembre 2011 15:46 Scritto da Luca Modica

E’ sceso il livello di guardia, è finalmente arrivata la sobrietà e i cittadini che pativano il giogo del logoro barocchismo berlusconiano si sono medicati con un tappo di champagne in piazza Montecitorio (o era, più patriotticamente, spumantino?).
Ultima modifica il Martedì, 17 Gennaio 2012 21:50
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