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Difendiamoci con la memoria

Il 7 ottobre 2006 la giornalista russa della Novaja Gazeta fu assassinata nell’ascensore del suo palazzo con tre colpi di pistola al petto e uno alla testa. I suoi articoli, soprattutto quelli sul conflitto in Cecenia, davano fastidio a molti, a cominciare dall’attuale premier (e allora presidente) russo Vladimir Putin. Nel febbraio 2009, dopo 12 ore di camera di consiglio, i quattro imputati, Dzhabrail e Ibrahim Makhmudov, Pavel Ryaguzov e Sergei Khadzhikurbanov, furono assolti per mancanza di prove. Nel maggio 2011 è stato arrestato in Cecenia il terzo fratello Machmudov, Rustam, accusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio. A fine agosto è finito dietro le sbarre anche Dmitrij Pavlyučenkov, ex poliziotto moscovita a cui si imputa di aver coordinato l’esecuzione. I mandanti, quelli veri, resteranno molto probabilmente nell’ombra anche se si arriverà alla condanna dei “sergenti”. La Russia di oggi è uno Stato di polizia. Lo dico perché, nell’abuso colpevole che il nostro Premier fa delle parole (sarebbe bello che a Natale gli regalassimo tutti un dizionarietto d’italiano: 60 milioni di dizionarietti ammassati davanti Palazzo Grazioli), è venuta pure fuori l’espressione che il nostro è uno Stato di polizia. Perché? Perché uno non può fare quello che vuole, nemmeno concedere appalti in cambio di notti di sesso mercenario. Che vergogna. Per quel che mi riguarda trovo anche una vergogna che la Chiesa, le rare volte in cui si sveglia, urla al peccato “carnale” e dimentica che i comandamenti “Non rubare” e “Non commettere falsa testimonianza” esistono davvero, mentre “Non commettere atti impuri” non esiste. La Bibbia vieta l’adulterio ... e il desiderio della donna di “proprietà” altrui, dello schiavo, della schiava, del bue, dell’asino, e più in generale di qualsiasi cosa che appartenga al tuo prossimo... e in effetti ci chiedevamo che disposizioni c’erano sulle ville del premier e i suoi cactus.

Non rubare è più importante. E non uccidere, evidentemente, ancora di più. Curiosamente negli Stati di polizia il potere (quello dei premier e dei presidenti) tende a passare da un eccesso all’altro. E quindi sarebbe bene difenderci con la memoria. Per esempio ricordando che cosa è stata la Russia di questi anni (non credo che Putin farà la fine di Gheddafi, costretto a fuggire nel deserto come Wile E. Coyote, ma in comune hanno almeno la sconfinata amicizia del nostro premier). Si può fare in molti modi. Uno è andare a teatro (i testi sulla Russia, sulla Cecenia, etc. sono diversi). In particolare vi suggerirei (se potesse andare in tournée) EL’SA K, scritto da Andrea Riscassi, per la regia di Alessia Gennari, con Fabio Paroni, Sara Urban e Paola Vincenzi, e musiche di Federico Gon. È in scena il 6, 7, 8 ottobre, alle 21, al piccolo Teatro del Borgo, in via Formentini 10, Milano. Lo spettacolo narra la vicenda di El’sa Kungaeva, giovane cecena stuprata e uccisa dopo essere stata rapita da una pattuglia di soldati russi guidati dal colonnello Jurij Budanov. Di El’sa Kungaeva, del suo omicidio e della violenza consumatasi sul suo corpo si era a lungo occupata Anna Politkovskaja (per info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ). Jurij Budanov è stato ucciso per strada a Mosca, il 10 giugno 2011. Nel 2003 era stato sottoposto a processo per il suo delitto: le udienze erano durate due anni e tre mesi, un buon modello per chi adesso, pur di salvare il premier, intende condannare ancor più la nostra giustizia all’agonia con il cosiddetto “processo lungo”, codina della “prescrizione breve” che rischiava di cancellare perfino il processo a Torino contro l’Eternit (2.200 morti per l’amianto). Budanov fu condannato alla fine a dieci anni (anche il giudice che l’aveva arrestato ebbe la stessa pena: per corruzione).

Ultima modifica il Venerdì, 09 Dicembre 2011 14:34

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