Meddle Tv - rompi la scatola

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Così come l’ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo, elogiando in un’intervista alla Repubblica la passività (pagata) delle prostitute trans rispetto alla “stressante” vitalità (normale) delle mogli e delle compagne, non ha fatto che peggiorare la sua già pessima immagine, il buon Massimo D’Alema è riuscito a far di peggio con i gay. Rispondendo a una domanda sui matrimoni gay di Diego Bianchi a un incontro a Ostia, l’illuminato democratico ha risposto: «Il matrimonio è tra l’uomo e la donna, questo dice la Costituzione». Non contento, di fronte alle giuste reazioni (spero non soltanto degli omosessuali) di protesta D’Alema ha cercato di chiarire: «Non ho mai detto che la Costituzione impedisce il matrimonio omosessuale. Ho detto che siamo in un Paese con una storia e una tradizione», nel quale la lotta per i diritti deve fare i conti «con un ragionevole compromesso» tra «l’allargamento dei diritti per persone che convivono» e «la sensibilità di un mondo cattolico che si sente urtato». Se avesse parlato così Quintino Sella (che non l’avrebbe mai fatto perché era un conservatore, ma un fiero anticlericale: cosa possibilissima, con buona pace dei nostri catto-tutto), poco male. Invece ha parlato così un progressista. In teoria. Certo che l’Italia ha una storia. Per quel che mi risulta tutto il mondo ha una storia e quasi tutti hanno tradizioni. Se il principio da salvare è il rispetto di questa storia e di queste tradizioni, in Italia le donne non avrebbero il voto, non ci sarebbe il divorzio (quello offende parecchio la Chiesa, pare), le bambine non farebbero sport e la pubblicità dei preservativi anti-Aids sarebbe vietata (be’ quella di fatto è vietata...). Ma a pensarci bene, se avessimo voluto proteggere la sensibilità del “mondo cattolico” (a quale mondo cattolico si riferisce D’Alema? Ai cattolici scambisti, evasori o semplicemente ai cattolici non bigotti, oppure alla Chiesa?) affideremo ancora le “streghe” ai roghi dell’Inquisizione, costringeremo le donne non sposate al convento, metteremo all’indice gli eretici e lanceremo crociate a ogni piè sospinto, invocando la distruzione degli infedeli (a dir la verità, qualcuno continua a farlo).

Il buon D’Alema, pessimo progressista, ha dimenticato che i suoi presunti antenati, i liberali e i socialisti dell’Ottocento e del Novecento si sono dovuti battere contro tutte le storie e tutte le tradizioni perché il magro bagaglio di diritti che gli Stati e la Chiesa riconoscevano agli esseri umani fosse allargato. Si sono battuti affinché non esistessero “paria” nelle nostre società e perché ognuno fosse libero di essere se stesso finché non avesse leso la libertà del prossimo. Non dico che D’Alema dovesse ricordare il Sessantotto (pare che all’epoca fosse impegnato in altre attività, compreso il lancio di una molotov). Ma almeno lo spirito, rivoluzionario per l’epoca, della nostra Costituzione.

ps Da laica la mia sensibilità è molto, molto offesa dalla copertura che la Chiesa offre ai suoi (ahimé numerosi) preti pedofili. Capisco che anche a proposito la Chiesa vanta una lunga storia e una consolidata tradizione (non sono ingiurie: mi occupo di storia delle donne, ho parecchi documenti da offrire sulle perversioni sessuali dei religiosi nel corso dei secoli). Ma forse anche in questo caso un po’ di progresso non farebbe male.

Ultima modifica il Venerdì, 28 Ottobre 2011 10:10

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