Meddle Tv - rompi la scatola

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In un (fintallegro) articolo apparso il 20 agosto sul Corriere della Sera, Massimo Sideri scherzava sull’iPad, sostenendo che la “tecnologia è l’oppio dei maschi» e che l’iPad è un «sostantivo maschile singolare, che indica un tablet fintamente eterosessuale, forse anche un po’ misogino, che si presta alla patologica propensione al “gioco” (per usare un eufemismo) del maschio occidentale moderno». Tutto questo per dire che mentre mogli e figli se ne stanno in vacanza a giocare a racchettoni o leggere romanzi rosa, i maschi solitari, in città, passerebbero il tempo con la tavoletta elettronica. Un’idea del genere temo rispecchi poco la realtà, se non quella di un ristretto gruppo di maschi urbani ultraquarantenni di buon reddito e con mogli poco-facenti (almeno fuori casa). Benché l’Italia abbia uno dei più bassi tassi di occupazione femminile, le donne che lavorano raggiungono percentuali molto alte proprio nelle città da cui, a sentire Sideri, si dipartirebbero torme di madri e figli festanti. Ora, se è vero che perfino un figlio unico, d’estate, può creare problemi, certo è che torme di bambini, in Italia, non se ne vedono da tempo.

Non solo. Secondo indagini di Confesercenti e Confcommercio, sono stati poco più di 16 milioni gli italiani che sono andati in vacanza nell’agosto 2011, su un totale di quasi 24 milioni stimati tra giugno e settembre. Ovvero molti italiani (siamo circa 60 milioni) sono stati costretti a rinunciare o a rimandare le vacanze. In genere per soldi. E chi ha pochi soldi non si compra l’iPad.

In più la media dei giorni di vacanza è dieci: altro che mogli e figli dati in appalto ai bagnini di Rimini per due mesi (la verità è che un tempo erano in genere le signore a prendersi in appalto i bagnini. E sempre e solo le signore di una certa borghesia). C’è da dire che, se anche la moglie lavora, non sempre è facile conciliare i periodi di ferie: o se ne fanno meno o, come spesso capita per tenere il pargolo fuori dallo smog, si va a turno.

Del 60% di chi ha dichiarato, nei sondaggi, di non andare in vacanza, la grande maggioranza sostiene di dover risparmiare, mentre circa il 5% ha dichiarato di preferire le vacanze in altri periodi dell’anno.

Per quanto riguarda Internet: vi accede, pare, il 73,6% degli uomini e il 69,5% delle donne, con livelli simili nel Nord e nel Centro (circa 75%) e più bassi nell’area del Sud e delle Isole (65,7%).
Il profilo professionale sarebbe elevato (il che mal si concilia con la percentuale dei “naviganti”: non ci sono tutti questi “ricchi & sapienti” nel nostro Paese). Navigano imprenditori e liberi professionisti (97,8%), dirigenti, quadri e docenti universitari (97,4%). Seguono impiegati e insegnanti (93,8%). La diffusione dell’online raggiunge una copertura quasi totale tra gli studenti universitari (99% dei casi) e tra i laureati (97,3%).

Torniamo però alle donne: secondo dati pubblicati l’8 marzo 2011, per le donne senza prole, tra i 25 e i 54 anni, il tasso di occupazione italiano è del 63,9% contro il 75,8% della media Ue. Se c’è solo un figlio, la media Ue di occupazione è del 71, 3%; in Francia si sale al 78%, in Gran Bretagna al 75%; l’Italia scende al 59%, seguita da Malta col 45,7%.

La popolazione di Milano è per il 52,6% costituita da donne: il 13% sono immigrate. Le milanesi sono più numerose e più longeve dei maschi (84,5 anni contro i 78 degli uomini). E chi come me (donna) ha girato per le strade di Milano in agosto (perché lavorava) è balzato subito all’occhio il numero incredibile di anziane sole. La provincia intera ha un tasso di occupazione femminile del 61% (ma i dati sono ballerini). Nel capoluogo sale: il tasso di occupazione femminile registrato nel 2008 è pari al 65,1%, inferiore di quasi 13 punti percentuali rispetto al tasso di occupazione maschile (77,9%). Tra le 620.982 persone che costituivano la forza di lavoro milanese nel 2008, 333.173 erano uomini (pari al 53,7%) e 287.809 donne (47,3%). Il 15,5% delle donne milanesi possiede una laurea, contro una media nazionale del 7,4%, e il 46%, nel 2008, ha ottenuto un voto di laurea tra il 106 e il 110 e lode (la percentuale di maschi laureati dai 25 ai 64 anni in Italia è la metà della media europea: 11,6% contro il 23,2%).

Credo di aver esagerato con le cifre. Ma ne manca una. Quanti iPad sono stati venduti finora in Italia? Saperlo è una vera caccia al tesoro. Parrebbe che, nel secondo trimestre 2011, siano stati venduti 190mila tablets in tutto (iPad compresi, che però la fanno da padroni), mentre i netbooks hanno perso la metà del loro mercato. Sono comunque tanti, intendiamoci.

Ma mai quanto i milioni di uomini e donne che d’estate, in Italia, non giocano. O giocano troppo poco. Perché hanno cose più serie a cui pensa

Ultima modifica il Venerdì, 28 Ottobre 2011 10:24

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