Meddle Tv - rompi la scatola

Switch to desktop Register Login

Sepolto vivo, nella più completa oscurità, in una cella lurida posta al di sotto del livello del mare. Gonfio e bianco come un cadavere. Il guardiano che lo vigilava a vista aveva l’ordine di non rispondere mai alle sue domande, fossero state le più indispensabili e pressanti. Era costretto immobile sopra un lurido giaciglio, emetteva rantoli e sollevava con le mani una grossa catena di 18 chili. Ogni tanto lanciava un grido lacerante che inorridiva i marinai dell’isola. Così è stato descritto l’anarchico Giovanni Passannante, condannato prima a morte e poi all’ergastolo per aver attentato non alla vita ma all’incolumità di re Umberto I il 17 novembre 1878 (Passannante si lanciò contro di lui con un coltellino da frutta; Umberto fu poi ucciso dall’anarchico Gaetano Bresci il 29 luglio 1900). E così apparve all’onorevole Agostino Bertani e alla giornalista Anna Maria Mozzoni, che andarono a trovarlo nella torre-prigione di Portoferraio. La loro denuncia portò al trasferimento del prigioniero, ormai ridotto alla follia, presso il manicomio criminale di Montelupo Fiorentino. Lì morì il 14 febbraio 1910.

La vicenda di Giovanni Passannante, resa più straziante dal fatto che il suo cranio e il suo cervello sono stati esposti fino al 2007 al Museo criminologico di Roma, è ora diventata un film. O meglio un docu-film del regista Sergio Colabona, con Fabio Troiano, Ulderico Pesce, Andrea Satta e Alberto Gimignani.

Il film non è un capolavoro, e cercherò di spiegare perché. Ma andrebbe visto.E per due motivi.

Il primo è la storia in sé: quella di un uomo che ricevette una pena spropositata alla colpa, in un Paese in cui i ladri di polli fanno spesso una pessima fine e i ladroni in genere se la cavano. Non a caso l’indignazione del regista, e soprattutto di Ulderico Pesce, dal cui spettacolo teatrale il film deriva, è legata non solo al trattamento riservato a Passannante, alla sua famiglia e al suo paese (che dovette pure cambiare nome: da Salvia a Savoia). Ma anche ai privilegi e ai favori di cui i Savoia hanno continuato a godere, nonostante i danni inflitti all’Italia (dall’accettazione del fascismo e della guerra alle leggi razziali) e nonostante il pessimo comportamento di Vittorio Emanuele (anche a prescindere dall’assoluzione nell’inchiesta sui videopoker del 2006).

Secondo motivo: la formula del docu-film, una via di mezzo tra il film e il documentario, che in Italia non è ancora molto diffusa e che invece è un ottimo strumento per raccontare la storia. Il film, presentato al Bari International Film Festival, è nelle sale dal 24 giugno. Cercatelo con un po’ di pazienza: al solito, queste opere non girano nelle grandi sale. E girano troppo poco.

Perché però, secondo me, non è un capolavoro? Innanzi tutto perché è molto didattico. I personaggi sembrano far lezione anziché recitare o dire cose vere. Secondo, perché alcuni dettagli storici, non così secondari, sono stati dimenticati. Per esempio il ruolo svolto dalla giornalista (e madre del femminismo italiano) Anna Maria Mozzoni. Come al solito la giustizia storica si fa per gli uomini e le donne restano al palo.

Terzo perché quasi tutto il film è occupato dallo spettacolo di Pesce, che è bello ed emozionante, ma è appunto uno spettacolo di teatro e a teatro converrebbe andarlo a vedere.

Quarto perché le scenette ambientate nell’attualità presso il ministero di Grazia e giustizia, per rendere l’idea delle lungaggini burocratiche, sono davvero troppo lunghe e quindi noiose e quindi inutili.

Infine perché un film, per essere tale, più che dimostrare una tesi deve raccontare una storia e invece Colabona e Pesce appaiono più interessati a dimostrare la bontà della loro azione di riscatto di Passannante (o meglio del suo cranio) che la sua vicenda. Invece è una vicenda che avrebbe permesso di raccontare il fallimento o almeno i problemi e limiti (e le colpe) del processo di unificazione nazionale a Sud. In ogni caso il loro merito è aver indicato, ancora una volta, come il “mito” risorgimentale non può sostituire la storia. L’Italia è stata unificata in fretta e da subito governata male. E di questo malgoverno i Savoia sono stati complici.

Lascia un commento

MeddleTv is licensed under a CC Attribuzione- Non commerciale- Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.

Top Desktop version