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A proposito di uomini

Consideriamo questa settimana, tutta intera, dedicata alle donne. Non fa mica male. E parliamo di uomini. Almeno due. Che hanno qualche problema. Il primo è un parroco: gode di ottima fama e di sicuro è un brav’uomo. Si chiama don Corinno Scotti, è il parroco di Brembate, il comune dove è stata uccisa Yara Gambirasio. E domenica scorsa ha detto una cosa agghiacciante, ma perfino il Corriere della Sera l’ha celebrato. A proposito di Yara, non solo l’ha paragonata a santa Maria Goretti, ma ha aggiunto: «Il suo sacrificio aiuta tutti a riscoprire il senso della verginità e della purezza, valori che sono stati fin troppo banalizzati». Ovvero: meglio morta che impura. Siamo scherzando? Una bambina viene massacrata da non sappiamo chi (ma sappiamo quasi per certo che era una persona che conosceva e di cui si fidava) e il parroco anziché denunciare la violenza e l’omertà e il fatto che quasi tutti gli assassini di donne sono compiuti in famiglia o da persone note e amate, parla del valore della purezza. Da difendere a costo della vita.

Questo, e proprio questo, con buona pace della Chiesa che si ostina a farsi paladina della vita, è uno degli equivoci più infami su cui poggiano millenni di storia: non sono gli uomini a essere violenti. Non è la loro violenza a essere condannata. Anzi viene esaltata nella Bibbia che (almeno fino a Gesù) prevede la lapidazione della adultere, la poligamia, i matrimoni forzati, la verginità imposta a costo della vita. A Gerico vengono passati a fil di spada donne e bambini, per ordine di quello strano Dio che punisce Eva perché vuol conoscere la differenza tra bene e male ma impone ad Abramo di uccidere suo figlio per dimostrargli obbedienza. E oggi, ancora oggi, il parroco, il buon don Corinno, non condanna una violenza contro le donne ancora così diffusa che una su tre l’ha provata. Ma esalta la morte come scelta migliore dell’amore.

Che visione dell’amore è questa? Che amore è l’amore che prevede il sesso solo come una cosa che “sporca” le donne (e non di sicuro gli uomini)? Che nulla ha a che vedere con la loro libertà di scelta? Finché non si uscirà da questa concezione, la violenza sulle donne sarà la prassi. Perché non si riconoscerà loro davvero il diritto a disporre del proprio corpo, dei propri sentimenti, della propria volontà, dei propri desideri e delle proprie scelte.

E la stessa concezione è quella che ha lasciato in servizio il vigile accusato di aver stuprato una donna in carcere, a Roma. E salvato dal suo comandante che incredibilmente ha affermato: «Non intraprenderò azioni sulla base di un giustizialismo sommario». Un’accusa di stupro non vale neanche una forzata messa a riposo di un uomo in divisa, almeno sino alla fine del processo. Andate dunque tranquille per strada, care italiane: in casa vi perseguitano i partner, ma per fortuna fuori ci sono le forze dell’ordine.

Vi lascio con un dato. Nel 2010 in Italia sono state uccise 127 donne, otto più rispetto al 2009. Nel 23% dei casi a ucciderle sono stati partner o ex partner. Che dice don Corinno: meglio morte che separate?

Ultima modifica il Giovedì, 08 Dicembre 2011 15:50

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