Scriveva Léon Bloy (1846-1917), inquieto scrittore e saggista francese: «Pensate, da cent’anni almeno, non c’è poeta o artista di rilievo che non abbia mantenuto ballerine... Però c’è un punto oscuro. Questi crapuloni d’artisti, dove diavolo le vanno a cercare, le ballerine? Un’orgia così continua e impareggiabile ne presuppone un’infinità. La spiegazione (è)... che quelle ballerine non sono che una ballerina, sempre la stessa, da generazioni...». Il passo è tratto da Esegesi dei luoghi comuni, appena ripubblicato da Piano B. Se non fosse per l’accanimento di Bloy contro il “Borghese”, concentrato di tutti i pregiudizi, le ipocrisie e le idee banali e conservatrici del mondo, e se non fosse per la sua misoginia, il libro sarebbe straordinariamente attuale. Purtroppo è da tempo che le cosiddette classi popolari (ma chi non ne fa parte?) hanno amentito di essere sia le depositarie delle idee progressive, sia del buon gusto. Ipocriti e volgarotti i borghesi. Ipocriti e volgarotti gli ex-proletari. Ammesso che qualcuno sappia ancora dividere le classi con le forbici.
Aggiunge Bloy: «Il Borghese non direbbe mai: “Non sono un genio”. Perché dice: “Non sono un santo”? Le due cose dovrebbero apparirgli ugualmente odiose... è certo tuttavia che il sospetto di santità ha qualcosa di più lancinante per l’amor proprio...».
E dunque perché riparlare di Esegesi dei luoghi comuni? Perché borghesi e operai hanno mischiato le carte. Ma i luoghi comuni sono rimasti gli stessi: sono ugualmente idioti. E i politici li adoperano a man bassa. C’è poco dunque da stare allegri.
Quello che colpisce, in questo calderone, è che è scattata una sorta di “tana libera tutti”. Ci si può contraddire e nessuno protesta. L’11 gennaio scorso, per esempio, l’autorevole Corriere della Sera, la cui misoginia non è contenuta neanche dalle brave (e sempre più numerose) giornaliste che vi lavorano, titolava: “Miss Italia punta sulla taglia 44. Forme morbide e fine del velinismo”. Sottotitolo: “Sceglieremo ragazze anticrisi”. Il primo dubbio è che le vogliano in carne perché, vista appunto la crisi, intendano mangiarle. Il secondo dubbio è: ma le veline non erano proprio quelle giovanotte tettute e cosciottone che vanno in altalena e fingono di ballare in tv? Che c’entrano con le filiformi, bruttine (a volte) ma eleganti modelle anoressizzanti che sfilano in passerella? E poi, diciamoci la verità: ma che differenza fa se una Miss è pienotta o magra? Resta sempre una giovanotta che sculetta avanti sul palco e sorride ostinata e tragica per farsi misurare il fondoschiena. Ma perché il Corriere della Sera, con tante cose che potrebbe raccontare delle donne dedica una pagina a questa stupidità? Per esempio, potrebbe ben più utilmente raccontarci meglio chi sono le giovani e non velate protagoniste delle rivolte di questo periodo nel Maghreb. Invece no: dando per scontato che il lettore medio sia il solito maschio bolso, di professione simil camionista e cultura proto-televisiva, ci propina la pancetta della Bellucci a modello di femminilità universale. Intendiamoci, se avessero scritto: “Quest’anno le miss dovranno recitare Shakespeare” ci sarebbe venuto ancora più da piangere. Perché un concorso di bellezza è idiota. Ma è un concorso di bellezza: il cervello è un optional, soprattutto per chi l’organizza. Però, davvero, neanche ai redattori del Corriere quelle povere fanciulle in mutande con una fascia al collo e una coroncina da Barbie in testa non fanno ridere?